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Senza di voi


di Chiara Cremaschi

documentario, 52'
16mm B/n, Super8

Progetto selezionato per Euroconnection 2012

Il quotidiano di Chiara, che ha lasciato l'Italia per Parigi, è costretto ad una pausa ed a una riflessione dal contatto virtuale, tramite Facebook, con Umberto.

Il contatto a distanza crea l'occasione per parlare di fughe, partenze, ritorni, passato e presente.

Vent'anni prima, Umberto era un ragazzino ed era scappato di casa con due amici.Per quasi due mesi erano scomparsi, lasciando tutti nella preoccupazione e lo sgomento. Gli altri due erano Davide e Manuel, cugini di Chiara, rispettivamente da parte paterna e materna.

In realtà i tre amici avevano architettato perfettamente la loro fuga, disseminato indizi contradditori sulla meta e, individuando nella Spagna la terra della libertà, avevano piantato ai primi di febbraio la loro tendina canadese sulla spiaggia di Barcellona e si erano messi a cercare lavoro, con il progetto di guadagnare un po' di soldi e poi ripartire per i Paesi Baschi. Il freddo, la fame, la giovane età li avevano schiantati ed erano stati costretti a farsi rimpatriare, ma ognuno a suo modo avevano continuato a partire, a cercare.

Su questo “cercare” nasce il film. Che viene costruito e ricostruito pezzo per pezzo, non solo dai racconti dei ragazzi (di allora) e dall'archivio famigliare e storico, ma anche attraverso la dichiarata costruzione del film in studio di registrazione. E' lì, infatti, che Chiara si confronta con Carlo, con cui aveva scritto a suo tempo il racconto del film e che ora lo musica, con Camilla, l'attrice che racconta la storia passata, e con Francesca, la scenografa che porta il materiale per raccontare il passato e poi quello per ricostruire Mompracem.

Mompracem è un'isola in mezzo al mare, ma può diventare molti luoghi. E sono diversi modi di cercare: bisogna restare, per far sì che il posto in cui siamo diventi il più possibile come Mompracem o continuare a cercarla altrove?

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Nota dell'autrice

Se sono qui adesso è perché quando avevo sette anni ho visto in tv Sandokan e Yanez in mezzo al mare, su una chiatta. Avevano perso la battaglia, Sandokan era vivo per miracolo e Yanez ferito gravemente. I tigrotti di Mompracem erano morti tutti. Anche Marianna, l'amore di Sandokan, era morta. Non c'era più un futuro possibile.

Erano vivi ma avevano perso. Tutto quello in cui avevano creduto, la loro stessa idea di amicizia era fallita. Perché era evidente che era soprattutto grazie all' affetto tra loro due che tutto era stato possibile: la lotta di Mompracem, l'amore, l'avventura.

E io ero lì, davanti a quella chiatta e a quel mare infinito e vuoto. Ed ero disperata per Sandokan e Yanez, che riuscivano a malapena a guardarsi, perché avevano paura di quello che avrebbe letto l'uno negli occhi dell'altro.

Improvvisamente, in quel mare vuoto erano apparse delle presenze: qualche chiatta, altre, sempre di più. Di colpo tantissime. Erano dei nuovi tigrotti. Tanti, molti di più di quelli che erano stati feriti e uccisi. E tutti volevano partecipare alla lotta, ricominciare.

Sandokan e Yanez si erano guardati intorno e, dalle chiatte sempre più vicine, i nuovi tigrotti avevano urlato e alzato le braccia e gridato: Mompracem!

Sandokan e Yanez si erano guardati, fieri: non avevano sbagliato, era valsa la pena di tutto, dovevano andare avanti e lottare, insieme.

Nel ricordo io sono in montagna, seduta davanti alla tv di mio nonno con i miei fratelli e i miei cugini. Non so se il ricordo è vero, è poco probabile, non tornano i tempi e le età, ma ho sempre avuto la sensazione che la mia vita sia iniziata in quel momento e che quell'immagine -Sandokan e Yanez in mezzo al mare, e tutti i nuovi tigrotti che arrivano -fosse una delle immagini fondamento di tutto quello che ho fatto dopo.

Certo, lì c'era già tutto: la mia eterogenea famiglia riunita, che incitava a Mompracem come ad ogni possibilità di rivoluzione, i miei fratelli e i miei cugini con cui sono cresciuta, un'ideale grande e condiviso da una storia famigliare, e la televisione, che riduceva tutto questo e Sandokan stesso al suo tempo, quello cioè in cui la rivoluzione della nostra Storia e del nostro quotidiano, stava diventando altro, e gli amici dei miei genitori sparivano: o non c'erano più, o erano all'estero, o erano cambiati.

Quello che a noi rimaneva però era un imprinting difficile da dimenticare, anche se era quello che ci veniva richiesto: il mondo intorno non voleva più sentire niente di tutto ciò, tantomeno la parola “rivoluzione”.

Ad un certo punto però è successo qualcosa, sotto forma di un altro felino, non una tigre ma una pantera. E' stato un breve momento politico per noi che a quel punto eravamo al liceo o all'università, ma ci sembrava dovuto. Non è cambiato niente, se ne sono accorti in pochissimi. E' stato in quel periodo, però, che due dei miei cugini ed un loro amichetto, 48 anni in tre, sono scomparsi.

Non erano solo fuggiti, ma proprio scomparsi, con un piano ben preciso di dispersione delle tracce e con una meta ben definita, che permettesse loro di provare ad essere liberi

Ora che sono fuggita anche io, e che questa storia ha incrociato la mia di nuovo, per caso o per destino, vi trovo un percorso coerente, in cui la fuga non è altro che la ricerca di Mompracem, che non è un luogo isolato e protetto al mondo, ma la possibilità di incontro e scambio per provare a non pensare mai che sia inutile e limitata ad un tempo la ricerca di libertà e felicità .


CHIARA CREMASCHI


Dopo il diploma classico, inizia ad occuparsi di cinema, collaborando con Bergamo Film Meeting e lavorando sui set come segretaria d'edizione e assistente alla regia per Davide Ferrario e Enrico Verra.

Si laurea in Filmologia con la tesi “il problema dell'attrice nel cinema italiano” al Dams di Bologna. Frequenta il corso di sceneggiatura dell'Agis/cinema Anteo a Milano con Enzo Monteleone e Lara Fremder. In seguito frequenta l'Arista Development workshop, Roma ; e quindi lo stage agli Ateliers Varan, Paris “Réalisation de films documentaires ».

Con la prima sceneggiatura Il cielo stellato dentro di me ottiene la Menzione Speciale al Premio Solinas 1998 e il Premio Film Made in Italy di Rai-International. Poi i due soggetti originali: Senza di voi e Archiviato come ordinario , segnalati al Premio Solinas, e il soggetto di adattamento Quando avevo cinque anni mi sono ucciso al Premio Solinas è Finalista e con Un'altra vita , ha vinto la Menzione Speciale al Premio Solinas –documentario per il cinema 2010. Firma la scrittura di puntata delle serie televisive Compagni di scuola, Raccontami e Narcotici ; la serie di animazione Milo e il mediometraggio di animazione Penny X . Scrive il soggetto per la fiction Fred di Davide Ferrario; il soggetto cinematografico Baby Blues di Alina Marazzi , il progetto documentario Son tutte belle le mamme del mondo e il documentario L'uomo che corre di Andrea Zambelli. Dirige numerosi cortometraggi, tra cui Parole per dirlo-dalla parte delle bambine (Premio miglior regia femminile Festival Internazionale Cinema Giovani 1997. Secondo Premio Valsusa Video Film Festival. Secondo Premio Libero Bizzarri. Segnalazione Fano Film Festival, Menzione Speciale Corto In Bra), La verità , Dolce attesa (Miglior Film Spazio Italia Fiction, Premio Holden –Fandango, Premio Kodak Torino Film Festival 1999, Rappresentante dell'Italia al Kodak showcase for European New Talents al 53 rd Cannes International Festival), e documentari, tra cui Quella cosa incredibile da farsi ” (vincitore Spazio Italia Festival Sguardi Altrove, Milano 2003) e Indesiderabili . Formatrice presso Cesvi Onlus, cura con Gaia Giani la mostra fotografica “me, you and everyone we know”.



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